Giurisprudenza di merito

Giurisprudenza di merito

Diritti costituzionali e diffamazione

Giurisprudenza di merito

Tribunale di Milano, Sezione 1 civile, Sentenza 15 aprile 2015, n. 4680.

Il delitto di diffamazione a mezzo stampa può commettersi per via telematica, con l’ausilio del mezzo di internet, per cui, anche per le informazioni diffuse via internet è necessario procedere al doveroso bilanciamento tra diritti di rango costituzionale

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In internet, il diritto di manifestazione del pensiero costituisce ed integra una causa di giustificazione, nell’ambito di un equo bilanciamento con altri diritti parimenti inviolabili e potenzialmente in conflitto, quali quello alla tutela dell’onore e della reputazione altrui, purché ricorrano specifici presupposti quali: la sussistenza di un interesse ai fatti narrati da parte dell’opinione pubblica, il c.d. principio di pertinenza, la correttezza con cui i fatti vengono esposti con rispetto dei requisiti minimi di forma, trattasi del c.d. principio di continenza, ed infine la corrispondenza tra i fatti accaduti e quelli narrati, ovvero il c.d. principio di verità oggettiva.

Tribunale di Trento, penale, Sentenza 29 maggio 2015, n. 443

In tema di reato informatico – frode informatica – la condotta comunemente definita “phishing” è comunemente scissa in due fasi.

Una prima fase finalizzata ad ottenere illecitamente i dati personali o le credenziali della persona offesa ed una seconda fase caratterizzata dall’illecito utilizzo dei dati ottenuti da parte dell’agente.

In altre parole, la fase di acquisizione dei dati sensibili della persona offesa inizia quasi sempre con l’invio di una comunicazione (e-mail) da parte di un mittente fittizio che richiede per motivi vari al destinatario di digitare i propri dati e inviarli. A detta richiesta fa seguito l’utilizzo da parte dell’agente dei dati ottenuti fraudolentemente per effettuare delle operazioni diversamente riservate alla vittima in quanto protette dalle sue credenziali.

Interessante sentenza del Tar di Roma in cui nella motivazione coglie l’occasione per ribadire che ISO 27001 e Legge Privacy regolano aspetti diversi e non necessariamente coincidenti delle informazioni aziendali.

“La legge sulla privacy è volta alla tutela dei dati personali sensibili; cosa diversa è la certificazione ISO 27001, che garantisce un Sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni idoneo a proteggere anche i dati che devono essere salvaguardati nell’interesse della stessa amministrazione, esigenza imprescindibile per un Istituto di alta specializzazione operante in ambito sanitario”.

Interessante sentenza del Tribunale di Bari del 27 marzo 2014, in materia di home banking, furto di identità ed applicazione del D.Lgs 11/10

Il Tribunale di Bari condanna Poste Italiane per inadempimento contrattuale alla restituzione delle somme illecitamente trasferite da un conto bancoposta, “non avendo la società dimostrato che i cinque pagamenti in questione fossero -al di là dell’uso formale delle credenziali di abilitazione home banking- frutto di autorizzazione proveniente effettivamente dalla attrice, e quindi frutto del suo reale consenso, né la condotta fraudolenta dell’utilizzatore o che questi non avesse subito le conseguenze del malfunzionamento delle procedure necessarie per la esecuzione delle operazioni di pagamento o altri inconvenienti”.

Tribunale Penale di Trento Sentenza 18 aprile 2013, n. 336.

Integra il reato di frode informatica, e non già solamente quello di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, la condotta dell’agente concretizzatasi nella introduzione nel sistema informatico di home banking di correntisti di un istituto di credito, protetto da misure di sicurezza, mediante l’abusiva utilizzazione dei codici di accesso personale e nel trasferimento fraudolento, in proprio favore, di somme di denaro depositate sui conti correnti degli stessi. Le menzionate fattispecie incriminatrici, invero, presentano diversi presupposti giuridici, per cui è tra di esse legittimamente configurabile un concorso.

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